Wilde VS Proust

L’uno asseriva grossomodo: “Nel bene o nel male, purché se ne parli!” l’altro si prodigava con dovizia di particolari nel racconto delle memorie palatali della sua piccola Madeleine, nell’omonimo episodio letterario. Wilde era dunque un fan del chiacchiericcio, del passaparola, della notizia che corre di bocca in bocca, Proust un fondamentalista del gusto, giudice incontrovertibile, sopra ogni altro senso. Il paragone è assai divertente, per quanto ardito, ma si presta bene alla disquisizione. Wilde, avrebbe di certo strizzato l’occhio ad un piatto ben composto, a chi gioca con i contrasti, al croccante che non deve mai mancare, allo chef in copertina e in tv, infondo non vi è alcun manifesto peccato nell’apparenza, ad onor del vero il talento nascosto non porta frutti. Infondo il pretesto è cosa semplice, chissà quali iperboli culinarie avrebbe tirato fuori il caro Wilde, magari con un discreto successo mediatico! Il buon vecchio Proust, invece, sostenitore di ben altra causa, avrebbe giudicato eccessivo tanto ostinato edonismo, non vi è alcune giustificata apparenza senza sostanza! I due dopo un acceso battibecco, con il proverbiale aplomb che li contraddistingue avrebbero siglato un armistizio: “Evvero sì, sarà il gusto ad emetter sentenza, purché se ne parli!”.

 

          

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